updated 2:46 PM CEST, Jul 25, 2017

Fratoianni (Sinistra Italiana): "Renzi non vuole allearsi con noi? Lo tranquillizzo, nemmeno noi. E vogliamo buttare a mare il Jobs Act"

La dichiarazione del segretario di SI a Montecitorio contro il leader del Pd: "Ci battiamo per restituire ai lavoratori i diritti che gli sono stati tolti in questi anni, a cominciare dall'articolo 18. Auspichiamo un Paese in cui i cittadini possano curarsi anche quando non hanno i soldi, e la scuola pubblica abbia le risorse necessarie per un futuro degno per le nuove generazioni. Insomma il contrario di quello che le politiche del suo governo e del suo partito hanno prodotto in Italia" - (VIDEO)


"Renzi non vuole allearsi con me, non vuole allearsi con noi di Sinistra Italiana? Bene, lo voglio tranquillizzare perche' neanch'io voglio allearmi con lui". E' la risposta di Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, alle parole del segretario del Partito Democratico, conversando con i cronisti a Montecitorio. "Noi vogliamo buttare a mare il Jobs Act - prosegue il segretario di SI - noi vogliamo restituire ai lavoratori i diritti che gli sono stati tolti in questi anni, a cominciare dall'art.18, vogliamo batterci contro le diseguaglianze e le ingiustizie fiscali che crescono sempre più. Vogliamo un Paese in cui i cittadini possano curarsi anche quando non hanno i soldi, e la scuola pubblica abbia le risorse necessarie per un futuro degno per le nuove generazioni. Insomma - conclude Fratoianni - il contrario di quello che le politiche del suo governo e del suo partito hanno prodotto in Italia".

Milano, criticarono il Pd sull'Islam: denunciati Matteo Forte e Maryan Ismail. La replica: "Siamo increduli, ma non ci faremo intimorire"

Lo scorso gennaio il capogruppo di Milano Popolare a Palazzo Marino e l'antropologa sufi di origine somala tennero una conferenza stampa (guarda il servizio de ilComizio.it) per presentare un dettagliato dossier dal titolo "Pd e islamismo politico: un rapporto non occasionale". Nel documento si dava conto di "relazioni pericolose" tra il partito di maggioranza (in particolare della consigliera Sumaya Abdel Qader) ed elementi musulmani radicali. A quasi sei mesi di distanza è arrivata la querela della segreteria metropolitana dem. Loro non ci stanno: ecco la risposta 


Il Partito democratico metropolitano di Milano ha denunciato per diffamazione il consigliere comunale e capogruppo di Milano Popolare a Palazzo Marino, Matteo Forte (le sue parole a ilComizio.it l'11 gennaio 2017), e la storica rappresentate della comunità somala milanese ed ex esponente dello stesso Pd, Maryan Ismail (cosa disse ai nostri microfoni) . Fonti dem hanno confermato la notizia.

Pronta la replica degli interessati in una nota congiunta: "Abbiamo appreso quasi increduli la notizia che il Pd metropolitano ha sporto una denuncia per diffamazione nei nostri confronti, come riportato oggi da alcuni organi di stampa".

“In questo particolare momento storico, e ancor di più in questi giorni, dove in tutta Europa si sta ponendo il drammatico problema del rapporto con l’islamismo politico - affermano - il Partito democratico decide di procedere legalmente contro due esponenti di minoranza. Invece di rispondere politicamente alle questioni sollevate, tra l’altro sempre in modo pacato e circostanziato - prosegue la nota - la segreteria metropolitana opta per una soluzione che sa molto di intimidazione nei confronti di un consigliere d’opposizione e di una storica esponente della comunità somala, nonché della minoranza sufi africana. Nel merito di ciò che ci viene contestato risponderemo quando conosceremo il contenuto puntuale delle denuncia, che ancora non abbiamo potuto visionare".

Concludono Ismail e Forte: "Quel che per ora possiamo dire è che noi sicuramente non ci lasceremo intimorire e continueremo a sollevare esclusivamente questioni politiche, che chiedono una risposta politica e non certo per via giudiziaria".

Risultati immagini per forte ismail

Il sindaco di Milano Beppe Sala con la consigliera islamica del Pd Sumaya Abdel Qader

Pd, la scissione non parla milanese. Barberis: "Qui si resta nel partito e personalmente sosterrò ancora Renzi"

I rappresentanti dem di Milano hanno deciso di non abbandonare la maggiore formazione politica del centrosinistra. Il capogruppo a Palazzo Marino ne spiega le ragioni ai microfoni de ilComizio.it: "Chi rimane avrà la possibilità di confrontarsi, di discutere, di differenziarsi, all'interno di una leale battaglia congressuale. In ogni caso cominciamo da subito a parlare un po' più dell'Italia e dei problemi degli italiani e un po' meno delle situazioni interne" - (VIDEO)


MARTINA: "SCISSIONE DOLOROSA E SBAGLIATA" - "Questa scissione è stata dolorosa, sbagliata. Molto sbagliata, per le ragioni del centrosinistra perché più ci si divide, più ci si indebolisce". Così il ministro per le Politiche agricole ed esponente del Pd, Maurizio Martina, ha parlato della scissione interna al suo partito a margine di un evento dedicato alla legalità nel lavoro agricolo a Milano. Martina in particolare ha risposto a chi gli ha chiesto di commentare le parole dell'ex premier Matteo Renzi, secondo il quale la scissione è stata "ideata e prodotta da D'Alema". "Gli elettori non capiscono la scissione, per loro la scelta compiuta da alcuni è incomprensibile o comunque è legata a giudizi sulle leadership, che però non portano con sé un'analisi profonda del progetto". Per Martina, il Congresso "è il modo giusto con cui affrontare questo tema e abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti ma soprattutto dei nostri elettori e dei nostri iscritti".

L'intervista de ilComizio.it a Filippo Barberis, capogruppo del Pd nel Consiglio comunale di Milano

Pd, Renzi non molla: "Scissione brutta parola, ma ricatto è peggio. No ai diktat della minoranza". Verso un congresso difficile, la rottura è già nei fatti

Il segretario, che si era presentato dimissionario all'assemblea nazionale: "Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino". Ma Rossi e Speranza strappano, Emiliano tenta la mediazione, l'appello di Veltroni. L'incertezza regna sovrana, mentre si fa strada un nuovo soggetto a sinistra - (VIDEO)


E' scontro all'assemblea del Pd. Dopo il discorso di Matteo Renzi, giudicato dalla sinistra troppo duro, la strada sembra segnata. "Aspettiamo la replica, ma Renzi ha alzato un muro", dice Pier Luigi Bersani. La minoranza, fa sapere l'ex segretario, prenderà le sue decisioni dopo la replica del segretario. "È stato alzato un muro - conferma Enrico Rossi ancora più deciso - sia nel metodo che nella forma. Per noi la strada è un'altra. Sono maturi i tempi per formare una nuova area". Di diverso avviso sembra, invece, Michele Emiliano: "E' a portata di mano" ritrovare l'unità: "Siamo a un passo dalla soluzione. Un piccolo passo indietro consente a una comunità di farne cento avanti. Io sto provando a fare un passo indietro, ditemi voi quale, che consenta di uscire con l'orgoglio di appartenere a questo partito. Senza mortificare nessuno". "Stasera non posso che dire al segretario che ho fiducia in lui", aggiunge, chiedendogli un'ultima mediazione sulla conferenza programmatica. Ma in serata, con una dichiarazione congiunta, Emiliano, Rossi e Speranza rompono gli indugi: 'Anche oggi nei nostri interventi in assemblea - scrivono - c'è stato un ennesimo generoso tentativo unitario. È purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un'assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta. È ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima".

Dalla maggioranza, d'altra parte, si dava per scontata la scelta della sinistra di uscire. "La scelta è già stata fatta - allarga le braccia Lorenzo Guerini - Peccato". 

"Fermiamoci e ripartiamo, la scissione non ha senso". E' stato il messaggio di Matteo Renzi all'assemblea del Pd. Un Renzi che, però, anche all'attacco: "Scissione è una brutta parola, ma peggiore c'è solo ricatto. Non è accettabile che si blocchi un partito sulla base di un diktat di una minoranza". Nel suo discorso il segretario del Pd ha sottolineato che il partito sta facendo "un regalo" a Beppe Grillo discutendo "solo di se stesso". Ha ribadito la volontà di andare a congresso, ma anche il sostegno al governo Gentiloni. Dopo aver ascoltato il discorso di Renzi e degli esponenti di maggioranza, la minoranza resta sulle sue posizioni non vedendo da parte del vertice dem "la volontà di unire". Per la minoranza ha parlato solo Guglielmo Epifani ma la minoranza è rimasta in sala ad ascoltare gli interventi. Per ora nessuna dichiarazione ufficiale. "Parleremo al momento giusto", dice Roberto Speranza. Intanto nessun candidato si è presentato per la segreteria direttamente in assemblea, parte dunque il congresso anticipato.

SCISSIONE - "Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino", ha esordito Renzi. "La scissione - ha aggiunto - ha le sue ragioni che la ragione non conosce. La nostra responsabilità è verso il Paese e quelli che stanno fuori. Adesso basta: si discuta oggi ma ci si rimetta in cammino. Non possiamo continuare a stare fermi a discutere al nostro interno". "Scissione - ha sottolineato - è una delle parole peggiori, peggio c'è solo la parola ricatto, non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza". "Tutti si sentano a casa nel Pd, liberi di discutere ma se in tutte le settimane c'è un'occasione di critica, se per tre anni si è pensato che si stava meglio quando si stava peggio, io non dico che siamo nemici né avversari ma dico 'mettetevi in gioco', non continuate a lamentarvi ma non potete immaginare di chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi per evitare la scissione non è una regola democratica".

CONGRESSO - "Non possiamo stare fermi a dire congresso sì, congresso no. Resti agli atti - ha sottolineato - quel che è accaduto in questi due mesi e mezzo. Ho cercato tutti i giorni di raccogliere le proposte degli altri per restare insieme. All'ultima assemblea due amici storici mi hanno preso a male parole per dirmi 'fai un errore'. A quel punto una parte della maggioranza e minoranza ha detto fermiamoci e mi sono fatto carico di non fare il congresso perché pensavo potessimo fare una campagna di ascolto insieme". "Se non si fa il congresso diventiamo come gli altri, trovare un equilibrio non è difficile ma per fare cosa se il Pd ha già vissuto passaggi analoghi nel 98 con Prodi, nel 2009 quando si è dimesso Veltroni".

GOVERNO GENTILONI - "Basta con la discussione e le polemiche sul governo. Faccio un applauso a Gentiloni che è qui, per quello che sta facendo con i ministri. E' impensabile che si trasformi il congresso in un congresso sul governo. Sarebbe un errore allucinante per tutti". "Sul governo non ho cambiato idea, mi fa piacere che altri lo abbiano fatto passando dall'appoggio caso per caso all'appoggio fino a fine legislatura. Rispettiamo l'azione del governo e i poteri del presidente della Repubblica". 

Epifani, leader tira dritto, minoranza farà scelta - "Noi ci aspettavamo un proposta, il segretario ha tirato dritto, io credo che sia un errore perché un grande partito deve avere a cuore il superare le difficoltà ed è il segno della democraticità del processo. Se viene meno è chiaro che in molti si apre una riflessione che porterà ad una scelta. Non è un ricatto ma per stare in un partito ci vuole rispetto reciproco". Così Guglielmo Epifani parlando dal palco dell'assemblea per i tre sfidanti al congresso.

Oggi è l'ultima domenica per il Pd? "Non esageriamo. Ce ne saranno anche altre...". Così risponde Enrico Rossi, presidente della Toscana e candidato alla segreteria Pd, al suo ingresso all'hotel Parco dei principi di Roma per l'assemblea del Partito democratico. 

L'appello di Veltroni - "Da molto tempo - ha evidenziato Walter Veltroni - non partecipo alle riunioni degli organismi del partito, le mie scelte di vita mi hanno spinto a decidere così, era e sarà giusto così ma prendo pochi minuti per dire quanto mi sembra sbagliato quanto sta accadendo e per rivolgere un appello a tutti perché non si separi la loro strada da quella di tutti noi. Lo faccio non usando l'argomento tradizionale dell'invito all'unità ma dicendo ai compagni e agli amici che delle loro idee, del loro punto di vista il Pd ha bisogno". 

"Restiamo uniti". E' lo striscione portato dai Giovani democratici del II Municipio di Roma davanti all'hotel Parco dei Principi dove si è svolta l'assemblea nazionale del Partito democratico. E' un appello a evitare la scissione.

(Fonte: Ansa)

Pd, ore cruciali per evitare la scissione. Simona Malpezzi: "I militanti non vogliono dividersi. Noi renziani disposti al congresso dal 5 dicembre"

Ai microfoni de ilComizio.it la deputata milanese parla dell'acceso dibattito che sta tormentando il Partito democratico alla vigilia dell'assemblea nazionale: "Siamo aperti a tutte le soluzioni, ma ricordo che Renzi è stato eletto segretario col 68%". Intanto Emiliano parla con il leader, ma ai segnali di apertura si accompagna la tensione - (VIDEO)


 "Ieri ho detto a Renzi che basterebbe fare una Conferenza programmatica a maggio e le primarie congressuali a settembre per ricomporre un clima di rispetto reciproco e salvare il Pd. Adesso che lo abbiamo convinto a sostenere Gentiloni fino alla fine della legislatura senza fargli brutti scherzi, possiamo darci il tempo di riconciliarci e trovare le ragioni per stare ancora insieme". Sono le parole che il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha affidato a Facebook nella giornata in cui a Roma, al Teatro Vittoria, va in scena la la manifestazione della sinistra del Pd.

 Alla riunione ha dato il via 'Bandiera rossa', applauditissima. Poi, tra i vari supporti video, uno spezzone di 'Guerre stellari' in cui Yoda spiega a Luke Skywalker: "Devi sentire la forza intorno a te".

In platea molti parlamentari Pd: Nico Stumpo, Federico Fornaro, Davide Zoggia, Maurizio Migliavacca, Francesco Boccia, Guglielmo Epifani e, ovviamente, i tre (per adesso) candidati alla segreteria del Pd della sinistra: Roberto Speranza, Emiliano, Enrico Rossi. In prima fila anche Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani.

"Ci si chiede una conta - ha detto Rossi a proposito del congresso Pd - per restituire nel più breve tempo possibile la guida del partito al segretario, noi non ci stiamo".

Il Partito democratico "è per sua natura un partito plurale e di centrosinistra, se si pensa di abolire la sinistra, o si pensa che possa finire per non contare nulla, la responsabilità di una spaccatura ricade su chi non vuole capire" ha aggiunto Rossi, che ha chiesto "un gesto di responsabilità. Se non sarà così, nessun patema; anche perché in futuro dovremo continuare a collaborare per il bene del Paese".

"Noi non siamo disposti ad accettare ulteriormente la trasformazione del Pd nel partito di Renzi. Se il segretario vuole fare come Macron, con una agenda neo-reaganiana - ha detto Rossi - questa forza non sarebbe più il Pd, la spaccatura sarebbe nei fatti e a fare la scissione sarebbero gli elettori di sinistra".

"Stamattina ho avuto un colloquio con Renzi. Mi ha cercato, ho parlato con lui, come è giusto che sia con il segretario del partito. Gli ho posto una domanda: la vediamo solo noi questa scissione che c'è già stata?", ha detto Speranza.

"Se il congresso non è un modo per rimettere insieme il nostro mondo allora non avrà senso, in un 'congresso rivincita' a me non interessa entrare in nessun modo", ha aggiunto. "Senza risposte alle nostre istanze sarà un nuovo inizio di un percorso politico. Non come chiusura o costruzione di una casa chiusa, stretta e piccola, ma di costruzione di un vero centrosinistra".

"La nostra proposta è sensata, facciamo il Congresso nei tempi normali, si faccia una normale azione di governo, si porti il Paese al voto a scadenza nel 2018. Se non c'è questo - ha detto Speranza - il Pd diventa il partito dell'avventura e non esiste più".

"Ero uno dei sostenitori di Renzi. Scusatemi, mi scuso con tutti voi. Ma non c'erano altre proposte, quindi autocriticatevi", ha detto Emiliano durante il suo intervento in sala, sottolineando che "non cerchiamo un capo, ma un compagno, un amico che ci guidi nelle scelte che dobbiamo fare. Questo è un segretario, non uno che ha paura del confronto e teme che chi ha idee diverse possa guadagnare nei sondaggi. Ma che paura ha Renzi del passare del tempo?".

"Non costringete questa comunità a uscire dal Pd, ma si sbaglia chi pensa che per restare noi sacrifichiamo i nostri valori", ha detto Emiliano. "Qualunque cosa accada, si sappia che ci ritroveranno sulla loro strada. Non andremo via per abbandonare questo progetto, ci troveranno sempre a guardarli dritti negli occhi per farli tornare sulla strada giusta - ha aggiunto -. Speriamo di non fare cose drammatiche, ma non avremo paura e non entreremo in contraddizione con quello che diciamo oggi: non costruiamo un soggetto avversario del Pd ma se mai per ricostruire questa comunità"

"Se Renzi è arrivato al governo e al 40% è perché il suo segretario è stato capace di vivere la comunità, perché Bersani si è dimesso in una situazione più difficile di quella di Renzi oggi", ha spiegato Emiliano. "Tutto questo è facilmente evitabile con un po' di voglia di stare insieme, per evitare una cosa che nessuno vuole. Chi ha coraggio, adesso lo impieghi per evitare una cosa che nessuno vuole", ha detto, concludendo: "Enrico Rossi parla di partito personale, ha ragione: siamo tutti attorno al capezzale di questa persona".

"La cosa è chiarissima, la questione è nelle mani del segretario", ha detto Massimo D'Alema, a margine dell'assemblea. "Se Renzi telefona per dire che lui è d'accordo con quello che gli si propone, naturalmente questo apre un processo politico che porta verso un congresso nei tempi ordinari normali -ha spiegato l'ex premier-. Se Renzi vuole tirar dritto per la sua strada, è chiaro che noi non possiamo accettare questa prepotenza".

Tra i commenti della maggioranza del Pd, spicca quello che il vice segretario Lorenzo Guerini ha pubblicato su Twitter: "Questa mattina toni e parole che nulla hanno anche fare con una comunità che si confronta e discute. Gli ultimatum non sono ricevibili". "Non c'è ultimatum ma c'è solo da pensare affettuosamente e con intelligenza a cosa fare", ha replicato nel pomeriggio Emiliano, a margine del convegno di Sinistra italiana. (Fonte: Adnkronos)

 

L'intervista de ilComizio.it alla deputata Simona Malpezzi

 

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