updated 2:46 PM CEST, Jul 25, 2017

Pd, la scissione non parla milanese. Barberis: "Qui si resta nel partito e personalmente sosterrò ancora Renzi"

I rappresentanti dem di Milano hanno deciso di non abbandonare la maggiore formazione politica del centrosinistra. Il capogruppo a Palazzo Marino ne spiega le ragioni ai microfoni de ilComizio.it: "Chi rimane avrà la possibilità di confrontarsi, di discutere, di differenziarsi, all'interno di una leale battaglia congressuale. In ogni caso cominciamo da subito a parlare un po' più dell'Italia e dei problemi degli italiani e un po' meno delle situazioni interne" - (VIDEO)


MARTINA: "SCISSIONE DOLOROSA E SBAGLIATA" - "Questa scissione è stata dolorosa, sbagliata. Molto sbagliata, per le ragioni del centrosinistra perché più ci si divide, più ci si indebolisce". Così il ministro per le Politiche agricole ed esponente del Pd, Maurizio Martina, ha parlato della scissione interna al suo partito a margine di un evento dedicato alla legalità nel lavoro agricolo a Milano. Martina in particolare ha risposto a chi gli ha chiesto di commentare le parole dell'ex premier Matteo Renzi, secondo il quale la scissione è stata "ideata e prodotta da D'Alema". "Gli elettori non capiscono la scissione, per loro la scelta compiuta da alcuni è incomprensibile o comunque è legata a giudizi sulle leadership, che però non portano con sé un'analisi profonda del progetto". Per Martina, il Congresso "è il modo giusto con cui affrontare questo tema e abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti ma soprattutto dei nostri elettori e dei nostri iscritti".

L'intervista de ilComizio.it a Filippo Barberis, capogruppo del Pd nel Consiglio comunale di Milano

Salvini senza filtri sui Navigli: le primarie del centrodestra, il congresso del Pd, le elezioni e... il Papa

Appuntamento alla Darsena di Milano per parlare del progetto di riapertura dei Navigli, idea tanto cara all'esponente socialista Roberto Biscardini, che ha incontrato il favore della Lega in Regione Lombardia, in particolare per iniziativa del vicepresidente del Consiglio, Fabrizio Cecchetti. Il leader leghista parla a ruota libera sui temi caldi dell'agenda politica. Il tono è decisamente informale e le battute, anche sopra le righe, non mancano, ma le "notizie" sono serie. Per gli utenti ortodossi abbiamo anche l'intervista ufficiale... - (VIDEO)

Pd, Renzi non molla: "Scissione brutta parola, ma ricatto è peggio. No ai diktat della minoranza". Verso un congresso difficile, la rottura è già nei fatti

Il segretario, che si era presentato dimissionario all'assemblea nazionale: "Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino". Ma Rossi e Speranza strappano, Emiliano tenta la mediazione, l'appello di Veltroni. L'incertezza regna sovrana, mentre si fa strada un nuovo soggetto a sinistra - (VIDEO)


E' scontro all'assemblea del Pd. Dopo il discorso di Matteo Renzi, giudicato dalla sinistra troppo duro, la strada sembra segnata. "Aspettiamo la replica, ma Renzi ha alzato un muro", dice Pier Luigi Bersani. La minoranza, fa sapere l'ex segretario, prenderà le sue decisioni dopo la replica del segretario. "È stato alzato un muro - conferma Enrico Rossi ancora più deciso - sia nel metodo che nella forma. Per noi la strada è un'altra. Sono maturi i tempi per formare una nuova area". Di diverso avviso sembra, invece, Michele Emiliano: "E' a portata di mano" ritrovare l'unità: "Siamo a un passo dalla soluzione. Un piccolo passo indietro consente a una comunità di farne cento avanti. Io sto provando a fare un passo indietro, ditemi voi quale, che consenta di uscire con l'orgoglio di appartenere a questo partito. Senza mortificare nessuno". "Stasera non posso che dire al segretario che ho fiducia in lui", aggiunge, chiedendogli un'ultima mediazione sulla conferenza programmatica. Ma in serata, con una dichiarazione congiunta, Emiliano, Rossi e Speranza rompono gli indugi: 'Anche oggi nei nostri interventi in assemblea - scrivono - c'è stato un ennesimo generoso tentativo unitario. È purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un'assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta. È ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima".

Dalla maggioranza, d'altra parte, si dava per scontata la scelta della sinistra di uscire. "La scelta è già stata fatta - allarga le braccia Lorenzo Guerini - Peccato". 

"Fermiamoci e ripartiamo, la scissione non ha senso". E' stato il messaggio di Matteo Renzi all'assemblea del Pd. Un Renzi che, però, anche all'attacco: "Scissione è una brutta parola, ma peggiore c'è solo ricatto. Non è accettabile che si blocchi un partito sulla base di un diktat di una minoranza". Nel suo discorso il segretario del Pd ha sottolineato che il partito sta facendo "un regalo" a Beppe Grillo discutendo "solo di se stesso". Ha ribadito la volontà di andare a congresso, ma anche il sostegno al governo Gentiloni. Dopo aver ascoltato il discorso di Renzi e degli esponenti di maggioranza, la minoranza resta sulle sue posizioni non vedendo da parte del vertice dem "la volontà di unire". Per la minoranza ha parlato solo Guglielmo Epifani ma la minoranza è rimasta in sala ad ascoltare gli interventi. Per ora nessuna dichiarazione ufficiale. "Parleremo al momento giusto", dice Roberto Speranza. Intanto nessun candidato si è presentato per la segreteria direttamente in assemblea, parte dunque il congresso anticipato.

SCISSIONE - "Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino", ha esordito Renzi. "La scissione - ha aggiunto - ha le sue ragioni che la ragione non conosce. La nostra responsabilità è verso il Paese e quelli che stanno fuori. Adesso basta: si discuta oggi ma ci si rimetta in cammino. Non possiamo continuare a stare fermi a discutere al nostro interno". "Scissione - ha sottolineato - è una delle parole peggiori, peggio c'è solo la parola ricatto, non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza". "Tutti si sentano a casa nel Pd, liberi di discutere ma se in tutte le settimane c'è un'occasione di critica, se per tre anni si è pensato che si stava meglio quando si stava peggio, io non dico che siamo nemici né avversari ma dico 'mettetevi in gioco', non continuate a lamentarvi ma non potete immaginare di chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi per evitare la scissione non è una regola democratica".

CONGRESSO - "Non possiamo stare fermi a dire congresso sì, congresso no. Resti agli atti - ha sottolineato - quel che è accaduto in questi due mesi e mezzo. Ho cercato tutti i giorni di raccogliere le proposte degli altri per restare insieme. All'ultima assemblea due amici storici mi hanno preso a male parole per dirmi 'fai un errore'. A quel punto una parte della maggioranza e minoranza ha detto fermiamoci e mi sono fatto carico di non fare il congresso perché pensavo potessimo fare una campagna di ascolto insieme". "Se non si fa il congresso diventiamo come gli altri, trovare un equilibrio non è difficile ma per fare cosa se il Pd ha già vissuto passaggi analoghi nel 98 con Prodi, nel 2009 quando si è dimesso Veltroni".

GOVERNO GENTILONI - "Basta con la discussione e le polemiche sul governo. Faccio un applauso a Gentiloni che è qui, per quello che sta facendo con i ministri. E' impensabile che si trasformi il congresso in un congresso sul governo. Sarebbe un errore allucinante per tutti". "Sul governo non ho cambiato idea, mi fa piacere che altri lo abbiano fatto passando dall'appoggio caso per caso all'appoggio fino a fine legislatura. Rispettiamo l'azione del governo e i poteri del presidente della Repubblica". 

Epifani, leader tira dritto, minoranza farà scelta - "Noi ci aspettavamo un proposta, il segretario ha tirato dritto, io credo che sia un errore perché un grande partito deve avere a cuore il superare le difficoltà ed è il segno della democraticità del processo. Se viene meno è chiaro che in molti si apre una riflessione che porterà ad una scelta. Non è un ricatto ma per stare in un partito ci vuole rispetto reciproco". Così Guglielmo Epifani parlando dal palco dell'assemblea per i tre sfidanti al congresso.

Oggi è l'ultima domenica per il Pd? "Non esageriamo. Ce ne saranno anche altre...". Così risponde Enrico Rossi, presidente della Toscana e candidato alla segreteria Pd, al suo ingresso all'hotel Parco dei principi di Roma per l'assemblea del Partito democratico. 

L'appello di Veltroni - "Da molto tempo - ha evidenziato Walter Veltroni - non partecipo alle riunioni degli organismi del partito, le mie scelte di vita mi hanno spinto a decidere così, era e sarà giusto così ma prendo pochi minuti per dire quanto mi sembra sbagliato quanto sta accadendo e per rivolgere un appello a tutti perché non si separi la loro strada da quella di tutti noi. Lo faccio non usando l'argomento tradizionale dell'invito all'unità ma dicendo ai compagni e agli amici che delle loro idee, del loro punto di vista il Pd ha bisogno". 

"Restiamo uniti". E' lo striscione portato dai Giovani democratici del II Municipio di Roma davanti all'hotel Parco dei Principi dove si è svolta l'assemblea nazionale del Partito democratico. E' un appello a evitare la scissione.

(Fonte: Ansa)

Pd, ore cruciali per evitare la scissione. Simona Malpezzi: "I militanti non vogliono dividersi. Noi renziani disposti al congresso dal 5 dicembre"

Ai microfoni de ilComizio.it la deputata milanese parla dell'acceso dibattito che sta tormentando il Partito democratico alla vigilia dell'assemblea nazionale: "Siamo aperti a tutte le soluzioni, ma ricordo che Renzi è stato eletto segretario col 68%". Intanto Emiliano parla con il leader, ma ai segnali di apertura si accompagna la tensione - (VIDEO)


 "Ieri ho detto a Renzi che basterebbe fare una Conferenza programmatica a maggio e le primarie congressuali a settembre per ricomporre un clima di rispetto reciproco e salvare il Pd. Adesso che lo abbiamo convinto a sostenere Gentiloni fino alla fine della legislatura senza fargli brutti scherzi, possiamo darci il tempo di riconciliarci e trovare le ragioni per stare ancora insieme". Sono le parole che il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha affidato a Facebook nella giornata in cui a Roma, al Teatro Vittoria, va in scena la la manifestazione della sinistra del Pd.

 Alla riunione ha dato il via 'Bandiera rossa', applauditissima. Poi, tra i vari supporti video, uno spezzone di 'Guerre stellari' in cui Yoda spiega a Luke Skywalker: "Devi sentire la forza intorno a te".

In platea molti parlamentari Pd: Nico Stumpo, Federico Fornaro, Davide Zoggia, Maurizio Migliavacca, Francesco Boccia, Guglielmo Epifani e, ovviamente, i tre (per adesso) candidati alla segreteria del Pd della sinistra: Roberto Speranza, Emiliano, Enrico Rossi. In prima fila anche Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani.

"Ci si chiede una conta - ha detto Rossi a proposito del congresso Pd - per restituire nel più breve tempo possibile la guida del partito al segretario, noi non ci stiamo".

Il Partito democratico "è per sua natura un partito plurale e di centrosinistra, se si pensa di abolire la sinistra, o si pensa che possa finire per non contare nulla, la responsabilità di una spaccatura ricade su chi non vuole capire" ha aggiunto Rossi, che ha chiesto "un gesto di responsabilità. Se non sarà così, nessun patema; anche perché in futuro dovremo continuare a collaborare per il bene del Paese".

"Noi non siamo disposti ad accettare ulteriormente la trasformazione del Pd nel partito di Renzi. Se il segretario vuole fare come Macron, con una agenda neo-reaganiana - ha detto Rossi - questa forza non sarebbe più il Pd, la spaccatura sarebbe nei fatti e a fare la scissione sarebbero gli elettori di sinistra".

"Stamattina ho avuto un colloquio con Renzi. Mi ha cercato, ho parlato con lui, come è giusto che sia con il segretario del partito. Gli ho posto una domanda: la vediamo solo noi questa scissione che c'è già stata?", ha detto Speranza.

"Se il congresso non è un modo per rimettere insieme il nostro mondo allora non avrà senso, in un 'congresso rivincita' a me non interessa entrare in nessun modo", ha aggiunto. "Senza risposte alle nostre istanze sarà un nuovo inizio di un percorso politico. Non come chiusura o costruzione di una casa chiusa, stretta e piccola, ma di costruzione di un vero centrosinistra".

"La nostra proposta è sensata, facciamo il Congresso nei tempi normali, si faccia una normale azione di governo, si porti il Paese al voto a scadenza nel 2018. Se non c'è questo - ha detto Speranza - il Pd diventa il partito dell'avventura e non esiste più".

"Ero uno dei sostenitori di Renzi. Scusatemi, mi scuso con tutti voi. Ma non c'erano altre proposte, quindi autocriticatevi", ha detto Emiliano durante il suo intervento in sala, sottolineando che "non cerchiamo un capo, ma un compagno, un amico che ci guidi nelle scelte che dobbiamo fare. Questo è un segretario, non uno che ha paura del confronto e teme che chi ha idee diverse possa guadagnare nei sondaggi. Ma che paura ha Renzi del passare del tempo?".

"Non costringete questa comunità a uscire dal Pd, ma si sbaglia chi pensa che per restare noi sacrifichiamo i nostri valori", ha detto Emiliano. "Qualunque cosa accada, si sappia che ci ritroveranno sulla loro strada. Non andremo via per abbandonare questo progetto, ci troveranno sempre a guardarli dritti negli occhi per farli tornare sulla strada giusta - ha aggiunto -. Speriamo di non fare cose drammatiche, ma non avremo paura e non entreremo in contraddizione con quello che diciamo oggi: non costruiamo un soggetto avversario del Pd ma se mai per ricostruire questa comunità"

"Se Renzi è arrivato al governo e al 40% è perché il suo segretario è stato capace di vivere la comunità, perché Bersani si è dimesso in una situazione più difficile di quella di Renzi oggi", ha spiegato Emiliano. "Tutto questo è facilmente evitabile con un po' di voglia di stare insieme, per evitare una cosa che nessuno vuole. Chi ha coraggio, adesso lo impieghi per evitare una cosa che nessuno vuole", ha detto, concludendo: "Enrico Rossi parla di partito personale, ha ragione: siamo tutti attorno al capezzale di questa persona".

"La cosa è chiarissima, la questione è nelle mani del segretario", ha detto Massimo D'Alema, a margine dell'assemblea. "Se Renzi telefona per dire che lui è d'accordo con quello che gli si propone, naturalmente questo apre un processo politico che porta verso un congresso nei tempi ordinari normali -ha spiegato l'ex premier-. Se Renzi vuole tirar dritto per la sua strada, è chiaro che noi non possiamo accettare questa prepotenza".

Tra i commenti della maggioranza del Pd, spicca quello che il vice segretario Lorenzo Guerini ha pubblicato su Twitter: "Questa mattina toni e parole che nulla hanno anche fare con una comunità che si confronta e discute. Gli ultimatum non sono ricevibili". "Non c'è ultimatum ma c'è solo da pensare affettuosamente e con intelligenza a cosa fare", ha replicato nel pomeriggio Emiliano, a margine del convegno di Sinistra italiana. (Fonte: Adnkronos)

 

L'intervista de ilComizio.it alla deputata Simona Malpezzi

 

Caos Pd, Emiliano: "Carte bollate per arrivare al congresso". Orfini e Guerini: "Non conosce lo statuto". Rossi: "Lancio una petizione"

Dopo la dura presa di posizione di Massimo D'Alema che, con il suo "liberi tutti", aveva reso più concreto il rischio di una scissione nel partito, arrivano nuovi affondi. Alzano la voce il presidente di Regione della Regione Puglia e il governatore toscano. Nel mirino il segretario Renzi, difeso da suoi che contrattaccano: "Se ne riparla a dicembre 2017"


 

E' caos nel Pd. L'intervista rilasciata a 'In mezz'ora' da Michele Emiliano, in cui il politico ha espresso la necessità di convocare un congresso, ha aperto una profonda spaccatura del partito. Sulla scia delle parole dell'ex presidente del Consiglio, Massimo D'Alema, il governatore della Puglia si è scagliato contro il segretario del partito, Matteo Renzi perché "non sta rispettando le norme dello Statuto" e "non sta aprendo il congresso". Secondo Emiliano "si può arrivare persino alle carte bollate" per obbligare Renzi a fare il congresso per cui ha esortato l'ex premier ad "iniziare immediatamente la procedura".

Le parole di Emiliano hanno subito ricevuto una pioggia di repliche. "Mi auguro che l'Emiliano magistrato conosca la legge meglio di come l'Emiliano politico conosce lo statuto del suo partito", ha commentato su Twitter il presidente del Pd, Matteo Orfini.

Sulla stessa linea il vice segretario dem, Lorenzo Guerini. "L'unico che non rispetta lo Statuto è chi non lo legge", ha ribattuto Guerini, spiegando che "il congresso viene convocato dall'assemblea nazionale, non dal segretario e va fatto, secondo l'art. 5 dello Statuto del nostro partito, nel dicembre 2017".

E' intervenuto nel dibattito anche il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che ha deciso di lanciare una petizione. "Io proporrò una petizione", ha annunciato Rossi in un'intervista a Controradio, "una petizione di poche righe, rivolta a elettori e iscritti, che vada alla direzione nazionale con la richiesta di convocazione di un congresso immediato".

(Fonte: Adnkronos)

 

Cosa aveva detto D'Alema:

 

Cambiare politica per riconquistare un popolo che ha voltato le spalle ma per cambiare politica il Pd deve cambiare segretario. E' l'opinione di Massimo D'Alema, che ha chiuso l'assemblea di "Scelgo no", i comitati che si sono battuti contro la modifica della Costituzione firmata Renzi-Boschi, sommersa da 20 milioni di voti contrati al referendum del 4 dicembre.

"Questo incontro - ha chiarito subito chiudendo i lavori dell'incontro che si è svolto al centro congressi Frentani - non è una riunione per festeggiare il risultato del referendum. No e Sì sono alle nostre spalle, quel dibattito è chiuso. Il risultato così straordinario è dovuto anche al fatto che, cittadini che non votavano più alle elezioni politiche o alle amministrative, hanno votato il referendum e, tra questi, molti elettori della sinistra. Organizzare queste forze, sviluppare un dibattito, creare i comitati, raccogliere fondi e adesioni", è la missione che d'ora in avanti attende le articolazioni di 'Scelgo no'.

"Noi non stampiamo tessere, non faremo il tesseramento. Non vogliamo generare equivoci e tutti ci direbbero 'ecco vogliono fare un partito, saremmo tormentati da un sistema informativo che è orientato a sostenere l'establishment, l'unica categoria che è stata veramente favorita dal governo in questi anni. Compresi molti proprietari di giornali che non si fanno pregare nel dimostrare la propria gratitudine", ha aggiunto l'ex presidente del Consiglio.

"Abbiamo rotto con il nostro popolo - ha osservato D'Alerma addentrandosi nel dibattito sul partito e sul congresso - certo non è un processo iniziato adesso. Però, non c'è dubbio, che la politica seguita dal governo negli ultimi tre anni ha sicuramente e fortemente accelerato questo processo".

"In questa situazione cosa deve fare il centro sinistra? Precipitare verso le elezioni? Come - ha domandato ancora D'Alema - con quale progetto politico e con quali alleanze? Ho letto che il presidente del Pd ha detto: 'entro 10 giorni o si approva una nuova legge elettorale che vogliamo noi, o si va a votare subito...'. E' sconcertante, io sono sconcertato da questo atteggiamento".

"Quando poi leggo Zanda dire che 'si può andare a votare perché la sentenza della Consulta ha sostanzialmente confermato l'impianto dell'Italicum...' Direbbe il Poeta: 'non so se il riso o la pietà prevale'. Che cosa gli devi dire a uno così. In questi casi è meglio se arriva uno con un camice bianco che gli dice 'stia tranquillo, venga con me, non si agiti'. Passare da una legge super maggioritaria al proporzionale puro e per lui non fa differenza".

"Noi - ha proseguito D'Alema - abbiamo la responsabilità di correre in soccorso di un gruppo dirigente che ha smarrito la ragione. Quello che si deve fare è semplice: il governo deve andare avanti, introdurre qualche elemento di discontinuità almeno sul Jobs act e sulla Buona scuola, perché questo può aiutare il centro sinistra a recuperare consensi e credibilità. Poi bisogna mettere mano alla legge elettorale, discutendo in Parlamento, trovando un compromesso".

"Renzi diceva 'con me sono finiti gli inciuci' ma a me pare che con questa legge elettorale l'unica forma di governo possibile e è un super inciucione, perché, con la proporzionale pura, la somma Pd-Fi non farà maggioranza. Per cui nemmeno l'accordo, che a mio avviso già hanno con Berlusconi, garantisce una maggioranza di governo. Quindi noi rischiamo di avere un governo M5S-Lega, che è la previsione più ragionevole. Non dimentichiamoci che la linea 'al voto al voto' è la linea che abbiamo seguito alle comunali a Roma e sappiamo bene come è andata a finire".

Di conseguenza D'Alema ha sottolineato che "il governo fa quel che deve e il Pd fa il suo congresso, che è necessario per fare un bilancio di questi anni e intraprendere una strada che possa portare credibilmente il nostro partito a fare quel che ora non è in grado di svolgere: essere la forza centrale di un centro sinistra allargato. Io penso che si dovrebbe andare alle elezioni con una lista che vada oltre i confini del Pd e non nel senso del listone Alfano-Pisapia, peraltro già fallito in partenza".

"Il segretario del Pd - ha affermato D'Alema - ha il dovere di convocare il congresso e di spiegare cosa vuole fare. Ritengo si debba lavorare al processo di riorganizzazione del centro sinistra, con una nuova piattaforma politica rispetto ai programmi applicati in questi anni, che ci hanno portato a gravi sconfitte, delle quali un gruppo dirigente che dovrebbe prendersi le responsabilità, anzichè fare finta di nulla".

"Abbiamo lasciato per strada un pezzo fondamentale del nostro mondo e difficilmente lo recupereremo senza un cambio di rotta e, affettuosamente aggiungo, senza un cambio di leadership. Perché non si cambia politica se non si cambia leadership".

"Se invece ci troveremo di fronte alla sordità del gruppo dirigente, se prevarrà l'idea di precipitare verso le elezioni allo scopo di poter uniformare i gruppi parlamentari, senza un progetto di governo e alleanze, al solo scopo di ridurre deputati e senatori all'obbedienza e normalizzare il partito, allora deve essere chiaro che una scelta di questo tipo renderebbe ciascuno di noi libero. Alcuni di noi, quelli che invece ritengono ancora di avere delle responsabilità e degli obblighi nei confronti della sinistra, non sarebbero nemmeno liberi di decidere ma dovrebbero agire".

(Fonte: Adnkronos)

 

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